Non si vive di solo sport

Sabato 5 Aprile mi son detto: “cià che compro la Gazzetta” e sperimentiamo se la scelta del formato “Tabloid” della rosa rende anche per il lettore e non solo per gli inserzionisti pubblicitari: tra le novità vedo l’arricchiemento della sezione finale “altri mondi” e vengo subito colpito da una lettera spedita alla redazione da Gian Paolo Mondini.

La ripropongo per chi non avesse avuto il piacere di leggerla (oggi su Gazzetta.it  c’è anche una sua intervista firmata Pastonesi):

ca2a84c9b6c43e65f86f909461b0976e.jpg“Ho letto della mortte di Valentino Fois e vorrei condividere con voi alcune considerazioni. Mi presento: ho 36 anni, sono un ex ciclista professionista (NELLA FOTO LA VITTORIA NELLA 18A TAPPA AL TOUR 99), e dopo aver smesso di correre nel 2004, mi sono iscritto all’università di Cesena, Facoltà di psicologia; per cercare di capire aspetti di me e aspetti dei ragazzi che come me sono cresciti facendo sport. Sono stato anche in una comunità terapeutica per il recupero delle tossico dipendenze e ho avuto la fortuna di avere dei docentipreparati che hanno saputo legare le mie nuove esperienze a quelle indelebili di sportivo.

Lo sport mi ha segnato e ha segnato tutti quei ragazzi come Valentino che lo vivono fin da giovanissimi come un sogno ancora irraggiungibile. Chi cresce praticando sport, vive in una maniera quasi assoluta per questa disciplina. é come la fede per un monaco. Non si pensa ad altro e tutto ne viene condizionato. Ogni comportamento è filtrato dallo sport. Ma cosa succede quando viene a mancare questo appoggio?un normale adolescente adatta le sue passioni secondo le proprie doti. Chi diventa una promessa, o addirittura un ciclista professionista si trova proiettato in un mondo a parte. Un mondo fatto di privilegi, di fama e di ammirazione. Purtroppo la maggior parte di loro non è pronta a gestire il proprio equilibrio (successi, conflitti, sconfitte,infortuni), tanto meno i rapporti(amicizia, lavoro, amore). 

Ho vissuto lo sport emi sono sentito tradito e sconfitto da esso-proprio come mi aveva tristemente confessato il Panta a pochi mesi dalla sua morte- poi ho capito che dovevo viverlo diversamente e ho comiciato ad usarlo come arma per stare bene e a non farmi usare da tutto quello che rappresentava. “

Le parole di Mondini sono molto esemplificative e mi colpiscono in quanto propongono il sempre attuale problema della esasperazione nello sport ma anche nella vita, nella professione e nei più svariati ambiti relazionali. Tutto va bene quando il cerchio si chiude….ma quando si rompe un ingranaggio tutto perde senso e le persone perdono la sensibilità ed il senso di dove sono posizionati nella sfera della vita.

Si, non si vive di “solo” qualcosa ….si vive in quanto parte di qualcosa.

 

Non si vive di solo sportultima modifica: 2008-04-08T11:08:45+00:00da previtonso
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